SIMONE MORO

Simone Moro è un alpinista, scrittore e aviatore italiano.
Detiene il record di maggior numero di ascensioni in prima invernale sugli ottomila con le scalate delle quattro vette: Shisha Pangma, Makalu, Gasherbrum II e Nanga Parbat. È salito sulla vetta di otto dei quattordici ottomila.
Ha raggiunto quattro volte la vetta dell’Everest di cui ha anche compiuto la traversata sud-nord nel maggio 2006. Molte di queste ascensioni sono state compiute “in velocità”. Al suo attivo ci sono inoltre sei salite su cime di 7000 metri e altrettante su cime di 6000 metri.
Nel 2001 tenta con Denis Urubko il concatenamento del Lhotse e dell’Everest. La notte prima dell’attacco alla vetta del Lhotse, mentre si trova in tenda a 8000 metri con Urubko e alpinisti di un’altra spedizione, riceve una richiesta di soccorso per Tom Moores, giovane scalatore inglese caduto dalla parete. Sconsigliato nell’impresa dai vari alpinisti presenti, Moro decide di partire, in solitaria e in notturna, alla ricerca dell’alpinista. Lo trova ferito, senza guanti e ramponi. Lo lega e tirandolo risale per 200 metri di dislivello per evitare di rimanere esposto alle valanghe, per trasportarlo poi sino alle tende.[4][5] Per questo salvataggio Moro riceve nel 2002 la medaglia d’oro al valor civile e altri riconoscimenti. Il giorno successivo deve abbandonare la scalata del Lhotse a 8300 metri per le troppe energie spese nella notte. Urubko sale in cima al Lhotse da solo, ridiscende al colle Sud, ma poi in segno di amicizia verso Moro abbandona la scalata dell’Everest affermando: “Siamo un team, riproveremo insieme”.